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Trivision Press.

Questi Trivision sono una band rigorosamente made in Italy, lo scorso 2010 decidono di pubblicare il loro primo lavoro discografico, ed escono con Indeed! Records; la produzione è molto buona. A dispetto di ogni aspettativa, provano a prendere con serietà ciò che più gli piace fare, musica. Settano il colpo con maestria, quello che ci propongono è un new rock con tanti accenni al nu metal primi 90’s, con venature più moderne, mantenendo una certa coerenza tra i due generi, il look sonoro non è ancora totalmente limpido, ma questo dà all’album quella curiosità che serve per poterlo analizzare nel profondo, ed apprezzarlo. I brani sono interessanti, spicca su tutte "Fra Le Sue Braccia Un’Altra Volta", traccia grintosa, la bella "Ore Riflesse", poi c’è la suadente "Fiume Nero", chiude l’album la rocciosa "Dentro La Crisi". Sia chiara una cosa, non inventano nulla che li possa portare sul tetto del mondo; ma hanno stoffa, posseggono quel carattere che non li fa cadere nell’ordinario. Su alcuni punti del disco si accusa un’estrema voglia di stupire, si sente una spinta dettata dalla voglia di fare bene, questo li mette in mostra; è una luce calda che fa battere il cuore. Le liriche cupe giocano un ruolo importante nel disco, le voci sono lineari, composte, colorano la struttura musicale, in modo da catturare senza impegnare troppo l’ascoltatore. I testi sono legati alla tradizione, tutti cantati in italiano, questo è un rischio; che malgrado tutto affrontano con coraggio, non badando ai canoni commerciali, di un mercato sempre più difficile ed estremamente selettivo. Le premesse per un buon prodotto ci sono; ora non ci resta che aspettare che l’interesse di tutti si indirizzi verso questa promettente band.

Il Roby
StereoInvaders - Luglio 2011

I Trivision da Lodi alla loro opera prima “Muoversi nel liquido” centrano l’obiettivo con un disco dal sound affascinante e ben focalizzato. La formula è abbastanza nota, linee melodiche post-emo con controcanti dal sapore epico a là Linkin park su duri riff di chitarra estremamente compatti, che variano dall’alternative metal degli A perfect circle al puro metal di brani come “Cronotopo II”. I brani più melodici quali “Ore riflesse” e il riuscitissimo pezzo d’apertura “Tra le sue braccia un’altra sera”, sicuramente il più gradevole e sfacciatamente orecchiabile, o la ballad “Fiume nero”, ulteriormente addolcita dai cori di una voce femminile sottile e trasognata, donano al disco le necessarie pause per gustare al meglio i momenti più violenti senza risultare dei semplici riempitivi. Interessante la sequenza dei “Cronotopo I” e “Cronotopo II” dove la prima traccia crea un continuum liquido dai colori malinconici, mentre la seconda ne rappresenta l’evoluzione in senso metal.
La voce, si diceva, è per lo più pulita, provata in alcuni snodi melodicamente importanti da un legger screma, nel complesso gradevole, ma a mio parare dal timbro troppo squillante per il genere prescelto. L’unica cosa che si può rimproverare ai Trivision è, appunto, una certa staticità e ripetitività del cantante, che non gode di una grande estensione e tende a utilizzare dei moduli melodici rendendo i brani simili tra loro: sarebbe più adatto ad una genere più leggero, e manca inoltre di un carattere distintivo che sfrutti la sua particolarità per divenire speciale in questo contesto. Nel contesto una solida opera prima, molto compatta e concentrata, certo da migliorare ma i Trivision sono sulla buona strada.

Chiara Longo
Rockit – Dicembre 2010

C’è da dire che i Trivision non si sono limitati a prendere ispirazione musicale dai Tool, ma anche il modo in cui ci presentano il loro operato ricorda molto quanto fatto dalla celebre band californiana; se è conosciuta, difatti, l’abitudine di Maynard di confezionare dischi dalla presentazione assolutamente unica ed interessante, anche i Nostri per il loro album di debutto “Muoversi Nel Liquido” hanno deciso di fare le cose in grande: una confezione in digipack e, sotto la finestra incisa a forma di triangolo rovesciato, un poster curatissimo nella grafica e ricchissimo nella simbologia, per un disco che è un piacere da guardare, oltre che da sentire.

A parte questo aspetto superficiale (ma solo in parte, capirete alla fine perché), la musica che si ritrova su quest’opera è davvero ispirata, grazie ad un quid che i Trivision dimostrano di possedere, ovvero l’innesto di una forte melodiosità a canzoni strutturate in modo tutt’altro che semplice o statico, proprio come da tradizione Tool. Nascono, in questo modo, pezzi dal grande respiro quasi pop nei ritornelli, energici ed ariosi anche grazie al timbro giovanile del vocalist Ivan Marenghi, una sorta di evasione dall’attenzione che si addensa grazie ad un percorso nella canzone che ha un certo mood ipnotico; per capire quello che intendo, basta ascoltare pezzi come l’incipit di “Tra Le Sue Braccia Un’Altra Sera”, il primo singolo “Negativa”, “Zanapra” o “Quello Che Non C’è”. Accanto a questi brani deliziosamente complessi solo all’apparenza, si affiancano anche mutevoli brani come “Cronotopo I”, tipica ballad alternative pronta ad esplodere, letteralmente, sul “sequel” “Cronotopo II”, oppure una sezione ritmica spiccatamente nu-metal, nervosa e schizzata nel progressismo di “Involucro” (un pezzo da urlo grazie ad un groove davvero micidiale!), per finire con una conclusione tutt’altro che tranquilla, visto che “Dentro La Crisi” (poco più di un minuto di durata), è praticamente screamo nella sua ferocia. 

Insomma, il quadro sonoro è talmente mutevole ed entusiasmante, nonché ottimamente prodotto, che si perdonano facilmente a questi ragazzi il classico paio di pezzi deboli ed interlocutori (“Anno 09” – ballad male calibrata anche se interessante nella costruzione – e “Fiume Nero”), un po’ meno un quadro lirico certamente interessante, ma forse troppo frammentario (i testi paiono quasi pezzi di un puzzle che non combaciano mai tra di loro, rendendo l’immagine della canzone confusa come una serie di ricordi incompleti e disordinati). Difetti veniali ad ogni modo, e probabilmente semplici peccati di gioventù: i Trivision hanno dalla loro un potenziale davvero enorme, e giungono sul mercato con una presentazione davvero accattivante che rende perfettamente l’idea di come questi ragazzi credano fortemente loro per primi nella musica che scrivono, e solo per questo si meritano mezzo voto in più.

Fabio Rigamonti
SpazioRock – Novembre 2010

Leggi l’intervista ai Trivision su SpazioRock.

Curatissimo già per gli occhi (un booking davvero originale da vedere!), questo Muoversi nel liquido pare un treno che ha perduto il controllo, che non risparmia niente e nessuno. Mi saltano all’orecchio parecchie derivazioni durante l’ascolto. Nel brano Involucro non ho potuto fare a meno di pensare agli Extreme ai tempi di Pornograffiti passando per Malfunk fino ai primissimi Alice in chain. Distorsioni possenti e stacchi puntuali e ariosi che dettano una forza espressiva notevole. Da segnalare l’intro strumentale di Zanapra che smorza i toni e i ritmi ridando un po’ di fiato alla scaletta. Un operato che troverà la sua massima espressione durante i live, dove la carica di ogni pezzo potrà esploderci in faccia. Una bella sorpresa da sentire ma soprattutto seguire.

Paolo Pavone
Rockambula – Novembre 2010

“Muoversi Nel Liquido” è il titolo del debut album dei Trivision. E devo dire che rende benissimo l’idea del sound di questo lavoro. La band, dal 2007 ad oggi, è riuscita a crearsi pian piano una propria identità autentica. Si perché ascoltando questo album non verrebbe certo da dire che suona alternative-rock; o che rientra pienamente nel metal; oppure nel classic-rock. “Muoversi Nel Liquido” va oltre una banale catalogazione musicale. Questo album è un insieme disomogeneo di tutti i generi sopra citati, e non solo. E dire disomogeneo non è un punto a sfavore. I Trivision non hanno prodotto una poltiglia musicale, ma sono riusciti a creare un proprio sound personale, in cui metal, alternative-rock, nu metal alla Deftones, classic rock sono ben distillati in ogni traccia, si alternano al momento giusto, sono ben dosati, a tratti fanno a spallate per tirare fuori quella giusta energia ipnotica che esplode improvvisamente. Il tutto sorretto da una voce che sa quand’è il momento di essere più intima, melodica e quando invece esplodere, essere struggente. E aggiungeteci qualche input screamo che arriva dosato e al momento opportuno, si insomma quando c’è proprio bisogno di incazzarsi. Tutto questo è “Muoversi Nel Liquido”. Nel liquido-“Trivision” si agitano rumore e melodia; ci sono momenti di respiro e momenti di soffocamento per entrambi; momenti in cui prevale l’uno e momenti in cui prevale l’altra. E a muovere i fili sono dei testi pieni di rabbia, delusione, malinconia, amore sofferto, crisi, paura di arrendersi e voglia di ricominciare da zero. La maggior parte dei brani si muovono su ritmi veloci, incalzanti, forti, con muri di suoni compatti, duri, da spacca vetri. Si allenta un po’ la presa con qualche brano meno serrato, in cui si alternano strofe più melodiche e chorus più frenetici, ma si riesce benissimo a conciliare le due parti. E si sperimenta anche qualche ballad, delle quali la più riuscita a mio parere è “Fiume Nero”. Siete pronti a provare la Terapia-Liquido? Fluttuerete fra “Ti detesto, maledetta realtà che ti sei presa gioco di me per l’ultima volta” e “Si muove nella testa un bisogno di scappare via… ti prego stammi indietro da quando hai svuotato questo mio involucro”; e ancora “Ora, cosa ti senti addosso? Vestiti nuovi per coprirti meglio. Capirai mai quello che ti consuma ad aspettare quello che non c’è?”; e infine “Per sempre via da me. E comunque sia, non sei niente. Lo capirai da te, ovunque tu sia”. Alla fine di questo “muoversi” arriverete in superficie e sarete pronti ad asciugarvi.

Mari Zucca
Metallus.it – Novembre 2010

Il progetto Trivision nasce nel 2007, frutto dell’intesa, di gusti e stili di quattro musicisti della bassa-Lodi con un’idea ben precisa: farsi strada nel panorama musicale italiano proponendo brani con suoni e atmosfere originali. Verso la fine del 2009, a due anni di distanza dalle prime prove, cominciano le incisioni delle 12 tracce che nell’estate del 2010 andranno a completare quello che sarà il primo album ufficiale: “Muoversi nel liquido” (Indeed! Records, 2010).
Registrato presso i Massive Arts Studios di Milano, l’album si presenta come una sorta di concept a voler descrivere stati d’animo in continua contraddizione appoggiati da un’alternanza di suoni saturi e momenti di quiete e melodia, quasi a voler avvolgere l’ascoltatore in una sostanza innaturale, amorfa e in continua evoluzione. Importantissima, continua ad essere l’esibizione live, dove viene espressa e proiettata sul pubblico la vera intenzione della band.

Duemila – Novembre 2010

Premessa d’obbligo. Questa è una band che non è un “classico da Metal Hammer” ma appartiene al mondo rock che ama (da molte persone, giornalisti, scrittori, poeti di strada, musicisti, artisti o semplici fruitori musicali ma non dal sottoscritto, ormai non più giovincello…) essere definito “trasversale” o in tempi meno recenti “alternativo”. Giochi di parole per raccogliere musica e suoni non proprio standardizzati ad un genere costretto in una scatola di fiammiferi. L’esordio dei Trivision porta già nel titolo “Muoversi Nel Liquido” il significato, se si vuole, della loro musica. Identità separate che cercano un’amalgama, nuotando attraverso correnti a volte placide e geometriche (A Perfect Circe) altre più movimentate ma sinergiche (30 Second To Mar set simila). Melodie cantate in Italiano, che fanno eco a decine di altre bands che negli scorsi anni hanno dato uno scossone alla scena rock Italiana, seguendo le orme e i dettami sonori di alcune “collegeband” americane. I Trivision non sono però fumo (e niente arrosto) hanno impatto, vivacità e anche una sobria eleganza di arrangiamento, soprattutto nei brani più intimisti e meno “saltellanti”. Ottima produzione, che non guasta mai, per un prodotto che merita l’attenzione di coloro che seguono questo, ormai ampio, movimento rock made in Italy.

Marcello Lorenteggio
Metal Hammer nr. 11 – Novembre 2010

Impatto Frontale decisamente aggressivo quello che depositano sul fondo questi Trivision, lodigiani di acciaio e melodia. Un buon connubio di suoni metallizzati, power-oriented, infarciti di melodie post-emo abbastanza consuete ma dosate con intelligente equilibrio. Riescono ad essere credibili, parlando di amore e dolore, sebbene la sensazione che evocano al primo ascolto appaia quella di aver semplicemente tradotto in italiano liriche provenienti dall’arcipelago neomelodico post punkmetal d’oltremare. Le acrobazie vocali del frontman, in bilico tra ovvi altrernarsi di screamo moderati e puliti sinuosi, sono gradevoli e mai forzati, gli arrangiamenti sono limpidi, così come i suoni, nel complesso di un lavoro che non sovvertirà il futuro della scena indipendente italiana, ma che colloca i Trivision all’interno di un contesto sovente per il sottoscritto, deprimente, come una realtà musicale superiore alla media. Anno 09, la titletrack Muoversi nel Liquido, Dentro la Crisi e l’incedere iniziale alla war pigs di Cronotopo I, sono sicuramente alcuni degli episodi più incisivi del disco. Muoversi nel liquido con agilità per non essere sommersi dall’oblio dei molti.

Domenico Mungo
Rumore #226 – Novembre 2010

       
 
   
   
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